Conclusione sulle parabole degli operai

Il fatto che gli adulti, a differenza dei bambini, dispongano di un linguaggio astratto, non sta di per sé a significare ch’essi non credano nei miti o nelle favole della religione. Il linguaggio astratto, che gli animali non conoscono e neppure le macchine dell’intelligen­za artificiale, è incredibilmente complesso, perché può portare a fin­gere di credere in cose che si sanno false e che però si vogliono far passare per vere.

Nondimeno resta vero, come risulta appunto dai Vangeli, che se ad un certo punto il Cristo si trovò indotto ad usare un lin­guaggio figurato, quello parabolico, ciò fu dovuto alle circostanze di luogo e di tempo, in quanto non sempre con un linguaggio esplicito si possono raggiungere gli obiettivi prefissati.

Quando, nell’immediato, non si ha il consenso e quindi la forza sufficiente per vincere la resistenza di un governo autoritario, occorre trasformare un linguaggio diretto o immediato in un linguag­gio indiretto o appunto mediato da immagini simboliche, da similitu­dini, da allegorie e figure retoriche.

In tal modo diventa più facile sottrarsi a uno scontro fronta­le, il cui esito, ad un’analisi obiettiva delle forze in campo, risulte­rebbe sfavorevole a chi cerca un’alternativa convincente, praticabile, al sistema dominante.

Le parabole sono servite non per attenuare l’esigenza della rivoluzione, ma per farla sopravvivere in un contesto pericoloso. La manipolazione dei redattori cristiani è servita invece a rendere gene­rico un contesto specifico, facendo diventare il discorso politico del­le parabole un semplice discorso etico-religioso.

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Autore: laicusblog

webmaster www.homolaicus.com

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