I cibi puri e impuri Mc 7,18-23

[18] E disse loro: «Siete anche voi così privi di intelletto? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può contaminarlo,

[19] perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va a finire nella fogna?». Dichiarava così mondi tutti gli alimenti.

[20] Quindi soggiunse: «Ciò che esce dall’uomo, questo sì contamina l’uomo.

[21] Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi,

[22] adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza.

[23] Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l’uomo».

*

La purezza morale, interiore, dipendente dal divieto di consumare determinati cibi, è una sciocchezza in cui ancora oggi molte religioni credono ciecamente (si pensi a quella ebraica o a quella islamica). Già nei vangeli si contestò il fatto che un cibo lecito preso con mani non lavate potesse contagiare la coscienza di chi lo mangiava (Mc 7,18 s.).

Si tratta di un moralismo superficiale, ingenuo, primitivo, che può anche diventare aberrante quando pretende di considerare «impuri» coloro che non si comportano in maniera ortodossa. Ciò che, messo in relazione all’attività politica, sta ad indicare quanto sia falsa l’idea di chi sostiene la salvaguardia della dignità umana, all’interno di un sistema sociale oppressivo, sulla base di norme o precetti meramente formali ed estrinseci. Per la prima volta nei vangeli si lascia intravedere la possibilità di vincere lo sfruttamento di Roma cercando anzitutto di essere meno settari nel proprio ritualismo e più aperti alla condivisione di una sofferenza comune, riguardante anche popolazioni non-ebraiche.

Che gli ebrei fossero particolarmente attaccati alle loro tradizioni (incluse quelle dietetiche) è documentato anche dalla fatica con cui l’apostolo Pietro negli Atti (11,1-18) cercò invano di convincere la comunità cristiana di Gerusalemme che tutti i cibi (non solo quelli legali) potevano essere mangiati con mani impure, ovvero che tutti i cibi era ugualmente inutili ai fini della giustificazione morale davanti a dio. Quando Pietro venne sostituito alla guida della comunità da Giacomo, di nuovo si ribadì la necessità di vietare il consumo alimentare del sangue e la macellazione per soffocamento (At 15,20.29).

Perché questo rigorismo fanatico? Almeno per una duplice ragione: 1. è più facile dimostrare la propria rettitudine astenendosi da cose proibite che praticando con coraggio azioni riformatrici o addirittura rivoluzionarie; 2. è più rischioso tutelare la propria identità rinunciando alle tradizioni che non conservandole.

Chi si serve dei tabù alimentari per imporre delle regole morali, non ha fiducia nella volontà delle masse, nella libera iniziativa degli individui: tratta gli adulti come se fossero dei bambini. Chi poi ha creduto di servirsi della religione per impedire che gli uomini, usando determinati alimenti, si procurassero dei danni fisiologici, non può aver continuato a impedirlo, anche in presenza del progresso scientifico, con la stessa identica buona fede, cioè senza trarre dalla religione un qualche vantaggio politico, economico o ideologico. Il progresso della scienza rende ipocrita anche il miglior credente.

Naturalmente con questo non si vuol dire che non debbano esistere determinate regole dietetiche, utili alla salute fisica degli esseri umani, né che certe regole dietetiche individuate dagli ebrei o da altri gruppi religiosi non abbiano un qualche fondamento scientifico. Non ci si pronuncia neppure sull’ipotesi, avanzata da alcuni esegeti e non senza fondamento, secondo cui in origine le regole dietetiche avevano soltanto motivazioni di tipo medico-sanitario (in relazione ai climi e agli ambienti vissuti dal popolo ebraico), e che siano invece stati i sacerdoti che, nei momenti storici di maggiore difficoltà del loro popolo, le abbiano contrassegnate in chiave normativa, nella speranza che con una disciplina autoritaria, inerente ad aspetti della vita quotidiana, si potesse salvaguardare meglio la compattezza dello stesso popolo.

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Autore: laicusblog

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