La questione della nascita di Gesù

Parlare delle assurdità descritte nei racconti evangelici cosiddetti «natalizi» (di Matteo e di Luca), oggi sarebbe come sparare sulla Croce rossa. 1 Proviamo invece a fare un discorso opposto, cioè partiamo dalla supposizione che nei suddetti racconti – che sono indubbiamente carichi di miti e leggende – vi sia un fondo di verità, più o meno umanamente accettabile. Che cosa se ne potrebbe ricavare di ancora utile per il presente?

Anzitutto dovremmo supporre un’ipotesi in sé indimostrabile, e cioè che Maria abbia sperimentato nei confronti della maternità un fenomeno che se in natura esiste e che la scienza chiama col temine di «partenogenesi», mai nessuno scienziato ha pensato di riferirlo anche alla specie umana (qui al massimo si parla di «gravidanza isterica»).

Con ciò naturalmente non si vuol sostenere che un fenomeno è «vero» solo dopo che l’ha verificato la scienza, ma è non meno indubbio che i fenomeni per noi sono veri solo quando la scienza (o comunque una prassi o una tradizione consolidata) li può controllare, altrimenti la loro verità si riduce a questione di mera «fede» e nessuno può vivere di sola fide, laica o religiosa che sia.

Quand’anche dicessimo che la ragione non può mai arrivare a delle «verità assolute», dovremmo pur sempre ammettere l’esistenza di «verità relative», momentaneamente oggettive, che ci permettono di guardare avanti con una certa sicurezza.

Ora, se diamo per buona l’ipotesi della partenogenesi nel caso di Maria, dobbiamo altresì ammettere che l’unica persona dei vangeli che sia stata capace di verificarla non può che essere stata la stessa Maria. Qui però non si può assolutamente sostenere che quanto era considerato «irrazionale» per la collettività, fosse diventato «razionale» per lei. Se Maria ha sperimentato una cosa del genere, la prima a non spiegarsene la ragione dev’essere stata proprio lei.

D’altra parte lei era anche la sola in condizioni tali da poter mostrare che il fenomeno si era verificato proprio così e non in un altro modo. Ma dimostrare una cosa del genere, dal punto di vista della ragione (e non delle fantasie mitologiche), sarebbe stato praticamente impossibile. La verità, per essere creduta, ha bisogno di una certa abitudine ai fatti: è questo che permette di calcolare le sue probabilità effettive.

Affinché l’adolescente Maria non rischiasse d’essere messa al bando nel momento in cui Giuseppe aveva scoperto ch’era rimasta incinta prima ancora che il matrimonio venisse ratificato e soprattutto prima ancora che lui si congiungesse con lei, era evidentemente necessario ch’essa fosse già sposata con Giuseppe (o almeno fidanzata).

Ma perché Maria fosse sicura al cento per cento che nel suo caso si trattava veramente di partenogenesi, era altresì necessario che il matrimonio non fosse stato ancora consumato.

Delle due quindi l’una: o tutto il racconto è una fantasia elaborata da cristiani che si sono lasciati influenzare dalle religioni pagane, oppure Maria è rimasta incinta quand’era fidanzata con Giuseppe, senza che con lui avesse avuto alcun rapporto sessuale.

Supponiamo vera la seconda ipotesi. Appare evidente che quando Maria s’è trovata incinta, ha potuto non raccontare nulla a Giuseppe, che sicuramente non l’avrebbe capita, appunto perché lo sposò subito dopo. Su questo però i vangeli dicono il contrario, e cioè che lei fu costretta ad avvisare Giuseppe, il quale, pur con molta riluttanza, decise di non esporre Maria al pubblico disprezzo.

D’altra parte Giuseppe può aver verificato personalmente che Maria, pur essendo incinta, era ancora vergine. Giuseppe può aver accettato la stranezza del suo primogenito a condizione di poter fare altri figli, sulla legittimità dei quali non avrebbe nutrito alcun dubbio.

In questo senso è difficile pensare a una moglie che, per difendere la propria illibatezza, si oppone strenuamente alla volontà del marito (che l’aveva appena salvata dall’ignominia). Stando ai vangeli i due sposi ebbero almeno altri sei figli. Il che, per una famiglia ebraica di allora, era del tutto normale.

Maria può aver raccontato la nascita verginale di Gesù solo dopo la morte di lui o solo prima della sua stessa morte. Fino a quel momento l’unico che poteva essere a conoscenza di qualcosa era stato Giuseppe, di cui però non sappiamo quasi nulla dai vangeli. Nel momento in cui Gesù inizia a predicare, egli era già scomparso.

1 Negli ambienti ellenistici i miti partenogenici erano di regola accettati (Pitagora, Platone, Augusto, Perseo…), mentre in quelli ebraici erano decisamente rifiutati. Il giudaismo infatti non attendeva un messia nato da una «vergine». Che i racconti natalizi siano posteriori alla predicazione paolina è documentato dal fatto che nel vangelo di Marco non si parla di annunciazione e nascita miracolosa del Cristo, anche se nella pericope del battesimo, del tutto inventata, i simboli religiosi sono numerosi. In Marco il Cristo diventa «figlio di dio» solo al momento del battesimo, ma come se venisse «adottato» dal dio-padre; in Matteo e Luca lo è invece a partire dal momento della nascita, per volontà dello stesso dio-padre, espressa attraverso l’azione dello «spirito». Solo in Paolo e in Giovanni si parla di «eternità della divinità».

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Autore: laicusblog

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