La Maddalena e le prime due eresie cristiane

Gv 20

Detta anche «Maddalena», Maria di Magdala (che è una piccola citta­dina sulla sponda occidentale del Lago di Tiberiade o Genezaret), insie­me a un’altra donna non identificata nel vangelo di Giovanni (Mc 15,47 parla di Maria madre di Ioses), fu la prima a scoprire la tomba vuota del Cristo crocifisso, il mattino seguente quel tragico venerdì di Pasqua, mentre ancora era buio. (Il fatto che non si dica mai che la Maddalena fosse madre di qualcuno, deve farci supporre che non fosse sposata).

Non erano andate lì per ungere il cadavere (ch’era stato avvolto in tutta fretta nella Sindone così com’era), poiché non sarebbero state in grado di far rotolare la pietra che ostruiva l’ingresso: forse però avrebbe­ro voluto farlo nel corso della giornata.

In quel momento probabilmente le due donne si erano recate alla tomba solo per la disperazione d’aver visto infrangere i loro sogni di libe­razione della Palestina. Erano affrante e forse, a questo dolore, la Mad­dalena poteva aggiungere anche quello d’aver nutrito delle aspettative personali nei confronti dell’uomo Gesù.

Fatto sta che quando videro l’uscio aperto, vi entrarono immediata­mente e, accorgendosi ch’era vuoto, corsero dai due apostoli rimasti an­cora in città: Pietro e Giovanni, a dir loro che qualcuno (o romano o giu­deo collaborazionista) aveva trafugato il cadavere.

A loro volta i due corsero verso il sepolcro per verificare il racconto delle due donne, e in effetti poterono costatare che le bende che legava­no il lenzuolo al cadavere erano sparse per terra, mentre il lenzuolo era stato piegato e riposto da una parte. Guardandolo venne loro un dubbio sull’ipotesi che il corpo fosse stato derubato: che senso avrebbe avuto trafugare un nudo cadavere, quando lo si poteva tranquillamente lascia­re avvolto nella Sindone?

Poi sappiamo come le cose andarono a finire: Pietro preferì sostene­re l’idea della resurrezione e quindi della morte necessaria, voluta appo­sta per dimostrare agli uomini che, vincendo la morte, Cristo permetteva agli uomini di sentirsi riconciliati con la divinità e quindi di credere in una soluzione definitiva dei loro problemi nell’aldilà. E, in ogni caso, se rivo­luzione doveva esserci, questa poteva essere compiuta solo dal Cristo redivivo, che sicuramente l’avrebbe vinta, avendo già vinto la morte. Sic­ché non restava che attenderla passivamente.

Giovanni, pur avendo creduto nella misteriosa scomparsa del corpo, rifiutò questa interpretazione, continuando a sperare in un ritorno immi­nente del messia, previa dimostrazione politica, da parte dei nazareni, ch’essi ne sarebbero stati degni. Pertanto la rivoluzione andava fatta an­che prima della parusia, proprio per agevolarla. E in ogni caso sarebbe stato un errore sostenere che la vittoria sulla morte andava considerata più importante della liberazione della Palestina. Se «resurrezione» c’era stata, andava considerata come un «fatto personale» del Cristo, non come un argomento da trattare pubblicamente.

Nei racconti post-pasquali del quarto vangelo ve n’è uno che riguarda l’interpretazione che la Maddalena diede della tomba vuota (20,11 ss.). Esso conferma la prima versione dei fatti che la donna diede ai due apo­stoli: il corpo era stato trafugato da qualcuno, probabilmente dai capi giudei.

Ciò è molto strano. Il racconto infatti è sicuramente posteriore alla stesura del vangelo e vi è stato inserito da mani esperte. Per quale ra­gione si volle far credere che la Maddalena continuava a sostenere la tesi del trafugamento del corpo?

La ragione in realtà è abbastanza semplice, benché nel testo appaia mistificata: con la sua tesi la Maddalena era convinta di fare un favore maggiore alla causa rivoluzionaria, che non sostenendo quella petrina relativa alla resurrezione. Infatti, se si fosse diffusa l’idea che i capi giu­dei non si erano soltanto accontentati di far giustiziare il messia dai ro­mani, ma ne avevano anche trafugato il cadavere di notte, mostrando così tutta la loro pochezza d’animo, ovvero l’incredibile paura che ave­vano persino di un cadavere, il discredito su di loro sarebbe stato assai più grande di quello che si sarebbe ottenuto dicendo che, nonostante le loro intenzioni di morte, il messia era ugualmente risorto e che quindi presto sarebbe tornato in maniera trionfale. Chi avrebbe creduto a una cosa così stravagante?

Appare quindi evidente che tra le posizioni della Maddalena e quelle di Pietro (analoghe, per certi aspetti, a quelle tra Pietro e Tommaso), i dissensi erano netti. La Maddalena è stata la prima eretica della comu­nità cristiana ed è probabile che ne sia stata anche espulsa.

Non si spiega altrimenti il motivo per cui la sua figura venga messa in così cattiva luce dai Sinottici, ove viene addirittura paragonata a una prostituta, a una super indemoniata (secondo Luca 8,2 era stata guarita da ben sette spiriti cattivi, o demoni, che le erano usciti dopo un esorci­smo), e dove a volte la sua identità viene confusa con quella di altre donne (p.es. con una delle due sorelle di Lazzaro o con l’adultera salva­ta da Gesù dalla lapidazione, in quel racconto spurio di Gv 8,1-11. Si pensi che l’identificazione di Maria Maddalena con Maria di Betania o con la peccatrice di cui parla Lc 7,37 ss. è stata esplicitamente rigettata dalla Chiesa cattolica soltanto nel 1969, durante il concilio Vaticano II! E c’è stato anche chi, tra gli esegeti moderni, l’ha ritenuta moglie del Cri­sto: L. Gardner, p. es., sostiene che il racconto giovanneo delle nozze di Cana documenti il loro matrimonio!).

Nel quarto vangelo non vi è affatto questa acredine: Giovanni non af­ferma da nessuna parte che la Maddalena fu esorcizzata o che era stata una prostituta. Anzi, nel racconto in questione si mette in risalto una sua sensibilità molto profonda, una devozione assoluta alla causa rivoluzio­naria del messia. Si ha addirittura l’impressione che Maria sia anche ar­rivata ad ammettere, sulla scia dello stesso Giovanni, l’ipotesi della mi­steriosa scomparsa del corpo di Gesù (anche perché, non essendosi il corpo mai ritrovato, la tesi del trafugamento perdeva col tempo sempre più vigore).

Se una tale ammissione vi è stata, essa certamente resta più in linea con le posizioni di Giovanni che non con quelle di Pietro e Paolo. Infatti, le parole del Cristo che indicano la sua intenzione di ritornare da dove era venuto, possono essere interpretate anche in un senso tutt’altro che «cristiano», e cioè che il Cristo aveva fatto tutto quanto era possibile per realizzare una rivoluzione politica nell’ambito della democrazia; ora sta­va ai discepoli dimostrare di cosa fossero capaci.

Ad un certo punto Maria si sentì in dovere di affermare che, se anche si voleva credere nella resurrezione, sarebbe stato un errore attendere un ritorno imminente del messia. Se gli ideali di libertà e giustizia per cui si era lottato e si stava lottando erano gli stessi, del messia e del popolo d’Israele, allora bisognava dimostrarlo coi fatti, comportandosi esatta­mente come il Cristo aveva fatto, senza aspettarne nostalgicamente o il­lusoriamente il ritorno.

Tuttavia questo modo di ragionare, precedente lo scoppio della guer­ra giudaica, andava considerato «eretico» dall’ideologia petro-paolina, che oscillava tra due posizioni opposte: o il Cristo torna subito e trionfa dei suoi nemici, oppure torna alla fine dei tempi, per il giudizio universa­le. Il passaggio da una concezione all’altra della «resurrezione» è ben documentato dagli Atti degli apostoli, che iniziano parlando dell’«ascen­sione» del Cristo.

Mc 16,9 tradisce un astio particolarmente forte per Maria Maddalena, ricordando p.es. che, pur avendo essa parlato per prima di resurrezione, avendo «rivisto» il Cristo coi propri occhi, non vollero crederle, a motivo del fatto ch’essa era stata un tempo indemoniata. Non solo, ma in Marco l’idea di resurrezione viene fatta passare come una tesi interpretativa di discepoli di secondo rango (una sorta di superstizione consolatoria po­polana), che i Dodici arrivano ad accettare solo dopo aver «rivisto», loro stessi, il Cristo redivivo, cioè – detto laicamente – solo dopo aver capito ch’egli non sarebbe più tornato e che loro, da soli, non si sentivano in grado di proseguire l’idea della guerra antiromana.

Luca e Matteo si allineano a questa versione dei fatti; Luca anzi dirà che Pietro sarà il primo dei Dodici a meravigliarsi di quello che aveva vi­sto nel sepolcro vuoto (24,12), solo che lo dirà omettendo volutamente due cose fondamentali: che alla tomba si era recato anche Giovanni e che insieme vi trovarono la Sindone ripiegata, cioè l’unica «prova» della «morte necessaria» predicata da Pietro (At 2,23 s.). Quando Luca scrive il suo vangelo la rottura tra i due apostoli s’era già da tempo consumata.

Tornando a Marco, dobbiamo dire ch’egli vuol fare credere che alla tesi della resurrezione Pietro fu costretto ad aderire per tenere unito il movimento, che altrimenti, di fronte alla morte del Cristo, si sarebbe sbandato: fu cioè una concessione che il leader intellettuale fece al po­polo ignorante.

Essendo discepolo di Pietro, Marco ha bisogno di giustificare l’opera­to di chi ad un certo punto s’era reso conto, dopo la tragedia del 70, d’a­ver tradito il messaggio autentico del Cristo. Infatti, era stato proprio Pie­tro a sostenere per primo la tesi della morte necessaria e quindi della re­surrezione del Cristo, facendo così di un fatto del tutto privato una que­stione politica, una questione che venne usata per indurre le masse a ri­nunciare all’idea dell’insurrezione armata, spingendole ad attendere passivamente il ritorno trionfale del Cristo e, successivamente (quando non vi fu alcuna parusia), a credere che il compito del messia non era stato quello di tentare la liberazione della Palestina, bensì quello di vin­cere la morte.

Anche Paolo lo dice: la tesi della resurrezione fu elaborata anzitutto da Pietro (cfr anche Lc 24,34), poi venne condivisa dai Dodici e da molti del movimento nazareno (in 500), poi da Giacomo, poi da tutti gli apo­stoli (quando questo concetto non si riferiva più soltanto ai Dodici ma a chiunque predicasse il nuovo vangelo di Pietro), e infine dallo stesso Paolo, ultimo degli apostoli in quanto ex-persecutore (1Cor 15,1-28). Paolo, in tutte le sue lettere, non cita mai una volta Maria Maddalena, che invece risultò essere la donna più importante tra quelle che seguiro­no Gesù come discepole: è il solo nome ad essere comune a tutte le li­ste di donne presenti nei vangeli. Secondo Gv 19,25 fu l’unica donna nei pressi della croce a non essere parente del messia.

Successivamente alcuni apocrifi (p. es. il Vangelo di Maria) si serviro­no del fatto che la Maddalena aveva beneficiato della prima apparizione del Cristo e che questi le aveva rivelato, prima che agli apostoli, alcune cose molto importanti circa la missione da proseguire dopo il suo ritorno al Padre. E in questo gli apocrifi mettono in risalto una certa rivalità tra Pietro (spalleggiato dal fratello Andrea) e la Maddalena. Cioè alcune co­munità si servirono della Maddalena per contestare l’autoritarismo e il maschilismo della chiesa cristiana. Ma questo è un altro discorso.

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Autore: laicusblog

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