Le cosiddette «Tre Marie» ai piedi della croce

Mc 15,40ss.; 16,1

[40] C’erano anche alcune donne, che stavano ad osser­vare da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses (Giuseppe), e Sa­lome,

[41] che lo segui­vano e servivano quando era ancora in Galilea, e molte altre che erano sa­lite con lui a Geru­salemme.

[47] Intanto Maria di Màgdala e Ma­ria madre di Ioses stavano ad osser­vare dove veniva deposto.

[16,1] Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salo­me comprarono oli aromatici per an­dare a imbalsama­re Gesù.

Mt 27,55ss.; 28,1

[55] C’erano anche là molte donne che stavano a os­servare da lonta­no; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servir­lo.

[56] Tra costoro Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giu­seppe, e la madre dei figli di Zebe­dèo.

[61] Erano lì, da­vanti al sepolcro, Maria di Màgdala e l’altra Maria.

[28,1] Passato il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare il sepolcro.

Lc 24,1.9-10

[1] Il primo giorno dopo il sabato, di buon mattino, si recarono alla tom­ba, portando con sé gli aromi che avevano prepara­to.

[9] E, tornate dal sepolcro, annun­ziarono tutto que­sto agli Undici e a tutti gli altri.

[10] Erano Maria di Màgdala, Gio­vanna e Maria di Giacomo.

Gv 19,25;20,1s.

[25] Stavano pres­so la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala.

[20,1] Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ri­baltata dal sepol­cro.

[2] Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Han­no portato via il Si­gnore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno po­sto!».

*

Perché sull’identità delle donne ai piedi della croce (quelle che la tra­dizione popolare ha fatto passare come «le tre Marie»), i vangeli sono così discordi tra loro? Per quale motivo Luca, unico tra gli evangelisti, non individua singolarmente le donne ai piedi della croce ma solo dopo la scoperta della tomba vuota? Perché soltanto il quarto vangelo parla della madre di Gesù? Perché Salome viene ricordata in quattro modi di­versi? Questi sono solo alcuni degli interrogativi circa l’identificazione delle donne ai piedi della croce del Cristo cui da circa duemila anni gli esegeti cercano di dare risposte convincenti.

Luca sotto mano doveva avere il testo di Marco e forse quello di Mat­teo (che copia da Marco) e avrà sicuramente notato alcune stranezze: mentre in Mc 15,40 le donne nei pressi della croce sono tre (Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo il Minore e di Ioses o Giuseppe, e Salome), in Mc 15,47, nei pressi del sepolcro, le donne sono soltanto due (Maria di Magdala e Maria madre di Ioses) e per di più viene citato il solo Ioses quando suo fratello Giacomo fu molto più importante di lui, mentre in Mc 16,1, il giorno dopo il sabato, sono ridiventate tre (Maria di Magdala, Maria di Giacomo e Salome), intente a comprare degli aromi per andare a ungere Gesù, pur sapendo che non saranno in grado di farlo, essendo la pietra che ostruiva il passaggio troppo pesante da ri­muovere.

Luca, che doveva essersi accorto di queste incongruenze e soprattut­to della scomparsa redazionale di Salome al momento della sepoltura, parla di «donne» in senso lato, provenienti dalla Galilea, discepole della prima ora, che piangevano lungo il corteo del Golghota (23,28), anche se in 24,10 cita i nomi di Maria di Magdala, Giovanna e Maria di Giaco­mo, preoccupate di avvisare gli Undici che il sepolcro è vuoto.

Da notare che Luca è il solo che riporta il nome di Giovanna, la qua­le, essendo moglie del funzionario erodiano Chuza, certamente in quel momento non poteva essere lì. La cosa strana è ch’egli abbia preferito inserire il nome di questa donna (che probabilmente dopo il 70 era dive­nuta cristiana) piuttosto che quello della madre di Gesù, dimostrando così che tutta la prima parte del suo vangelo, dedicata alla verginità di Maria e natività del Cristo in realtà non gli appartiene, essendo stata ag­giunta successivamente.

Ci si può anzi chiedere: per quale ragione i Sinottici, a differenza di Giovanni, per il quale risulta centrale, essendo citata per prima e anche in rapporto a se stesso, non hanno mai riportato il nome della madre di Gesù ai piedi della croce? Qui tertium non datur: o mente Marco o men­te Giovanni. E perché il nome di Maria di Magdala (la Maddalena), pre­sente in tutti i vangeli, nei Sinottici è sempre citato per primo e in Gio­vanni per ultimo?

Di regola gli esegeti sostengono che la madre di Giacomo il Minore fosse moglie di Cleofa (quest’ultimo a volte viene confuso con Alfeo) e sorella della madre di Gesù, mentre Salome fosse madre di Giacomo e Giovanni Zebedeo. Questa tesi però cozza contro due incongruenze: la prima è che Giacomo il Minore viene in genere definito «fratello di Gesù»; la seconda è che la madre di Gesù e sua sorella avevano lo stesso nome.

Che Gesù avesse dei «fratelli» e delle «sorelle» è pacifico nel vange­lo di Marco, ma se Giacomo il Minore è stato davvero suo «fratello», al­lora è impossibile che sia mai esistita una Maria moglie di Cleofa.

Stando a Gv 19,25 non è chiaro che le donne ai piedi della croce fos­sero davvero tre e non quattro: infatti si parla di «sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala». Ora, siccome dobbia­mo dare per scontata la presenza di Salome, vien spontaneo chiedersi: la sorella della madre di Gesù era davvero Maria di Cleofa o non invece Salome? E qui non è stata citata per nome perché Giovanni la conside­rava molto vicina a sé, esattamente come la madre di Gesù, oppure per­ché qualcuno ha fatto in modo di non associarla al nome dell’evangeli­sta?

Guardiamo come viene trattata Salome nelle quattro versioni:

1. in Marco viene citata per ultima e non viene detto ch’era madre di Giacomo e Giovanni Zebedeo;

2. in Matteo viene omesso il suo nome;

3. in Luca viene rimossa del tutto e sostituita con Giovanna;

4. in Giovanni è molto probabile che i manipolatori di questo vangelo abbiano voluto far credere che la sorella della madre di Gesù fosse Ma­ria di Cleofa e non Salome.

Si ha in sostanza l’impressione che Salome, che se davvero era im­parentata con la madre di Gesù, non era «galilea» bensì «giudea», ab­bia subìto un destino non molto diverso da quello di Maria: un destino di censura. E il motivo probabilmente è dipeso dal fatto che entrambe era­no strettamente legate all’apostolo Giovanni, che venne estromesso dal­la comunità capeggiata da Pietro, il cui «vangelo» è quello di Marco, pur scritto e riscritto più volte.

Si noti, en passant, che in Mc 9,33-40 l’apostolo Giovanni viene pre­sentato come un fanatico, un arrogante, un presuntuoso, e la cosa viene ribadita con molta enfasi, più avanti, in 10,35-45, coinvolgendo nella ri­provazione anche suo fratello Giacomo e persino la loro madre, fatta passare per un’arrivista e che nel vangelo di Marco non viene mai detto fosse madre dei due apostoli, tanto che Salome, nell’elenco delle donne ai piedi della croce appare come un’illustre sconosciuta.

Doveva esserci stata molta tensione tra i fratelli Zebedeo e Simon Pietro: lo dimostra appunto il fatto che solo nel quarto vangelo Gesù chiese a sua madre di considerare Giovanni come «suo figlio»: il che in sostanza voleva dire che Giovanni doveva considerare Maria come «sua madre» (politicamente questo poteva anche significare che il sosti­tuto di Cristo doveva essere non Pietro ma appunto Giovanni o almeno la coppia dei fratelli Zebedeo). A meno che la valorizzazione della ma­dre di Gesù nella pericope del quarto vangelo non sia avvenuta tardiva­mente, sulla scia di quella che s’era già compiuta, in maniera molto mi­stica, nei due vangeli di Matteo e Luca.

In ogni caso se diamo ragione a Giovanni e sosteniamo che la peri­cope relativa a Maria doveva servire, nelle intenzioni dell’autore, anche per far capire ch’era effettivamente lui il «discepolo prediletto» di Gesù, quello che avrebbe dovuto ereditare il mandato politico per realizzare l’insurrezione, allora bisogna dire che le donne ai piedi della croce non erano tre ma quattro e la sorella della madre di Gesù non era Maria di Cleofa ma Salome.

Per quale motivo però Giacomo il Minore venisse chiamato «fratello di Gesù» resta inspiegabile. In Mc 6,3 è detto chiaramente che Gesù, nell’opinione comune, veniva considerato come «il figlio di Maria, il fra­tello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone». E Paolo accetta que­sta opinione in Gal 1,19, arrivando addirittura a dire che quando lui si convertì riuscì a parlare privatamente soltanto con Pietro e pubblica­mente soltanto con questo Giacomo il Minore, gli unici di tutti i più stretti discepoli del Cristo. E si ricordi che Paolo scrive a metà del I secolo, cioè 20-30 anni prima di Marco.

Da notare però che nella lettera di Giuda, questi definisce se stesso «servo di Gesù e fratello di Giacomo», quando avrebbe potuto dire be­nissimo «fratello di Gesù». E lo stesso Giacomo, nella sua lettera cano­nica, evita di identificarsi esplicitamente come «fratello di Gesù».

Gli esegeti hanno individuato quattro soluzioni a tale problema:

1. col termine «fratello» s’intendevano anche i «cugini» (e questo è molto probabile sul piano metaforico del linguaggio religioso, benché la lingua greca, in cui il Nuovo Testamento fu scritto, aveva parole diverse per il diverso utilizzo);

2. col termine «fratello» s’intendevano quelli che in un determinato momento apparivano come i più ferventi nella fede religiosa, senza al­cun riferimento di genere parentale (p. es. Anania in At 9,17 considera un «fratello» il neoconvertito Paolo);

3. Giacomo il Minore non è lo stesso Giacomo fratello di Gesù (ma in tal caso apparirebbe un’incredibile coincidenza che in Mc 6,3 venga ci­tato, subito dopo il nome di Giacomo, quello di Ioses);

4. la comunità cristiana cominciò a usare questo appellativo, «fratel­lo», applicato a Giacomo il Minore (o il Giusto), per impedire che qualcu­no considerasse Giacomo e Giovanni più titolati di Giacomo il Minore a subentrare a Gesù nella guida dalla comunità. Giacomo il Minore infatti è lontanissimo dal «vangelo autentico» di Gesù, essendo strettamente legato alle usanze giudaiche.

Altri esegeti laici, basandosi proprio sul fatto che Giacomo viene chia­mato «fratello di Gesù», ritengono che Maria di Cleofa sia la stessa ma­dre di Gesù, che nella fattispecie quindi sarebbe stata sdoppiata per non far risultare ch’essa aveva dato a Gesù altri fratelli e sorelle. Una tesi, questa, che non tiene conto del fatto che al tempo della stesura del pri­mo vangelo non esisteva ancora il mito della verginità di Maria e che quindi l’elenco delle donne ai piedi della croce non poteva essere stato fatto con un’intenzione favorevole alla madre di Gesù.

Un esegeta, onde giustificare l’assenza di Maria, avrebbe fatto me­glio a dire che nell’imminenza dell’insurrezione nazionale non avrebbe avuto senso, in quanto troppo rischioso, che Gesù si fosse portato con sé a Gerusalemme sua madre, e che quindi le donne presenti negli ulti­mi momenti di vita del Cristo furono soltanto quelle che partecipavano attivamente al movimento nazareno, tra le quali sicuramente la Madda­lena era la più impegnata.

Non è però neppure da escludere che nel vangelo di Marco, ove tutti i riferimenti alla madre di Gesù sono visti in una luce negativa, il versetto relativo ai suoi fratelli e sorelle sia stato scritto proprio per contestare la posizione anti-petrina della madre di Gesù, anche perché, se questa avesse davvero avuto così tanti figli, non si spiegherebbe il motivo per cui Gesù l’abbia affidata al solo Giovanni.

Insomma, solo di una cosa si può essere sicuri: ai piedi della croce non poteva esserci nessuno apostolo, neppure Giovanni, checché ven­ga detto in Gv 19,27. Anzi, a proposito di questo versetto, qualcuno ha sostenuto che s’esso non ci fosse, il versetto precedente non si riferirebb­e affatto a Giovanni, in quanto con la frase «Donna, ecco tuo fi­glio», Gesù voleva semplicemente dare un addio a sua madre, come se voles­se dirle che lui le era rimasto «figlio» sino all’ultimo e che aveva fatto tut­to quanto era in suo potere per realizzare degli ideali che eviden­temente anche sua madre condivideva.

Annunci

Autore: laicusblog

webmaster www.homolaicus.com

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...