Premessa su I malati dei vangeli

Questo testo non ha alcuna pretesa esegetica o filologica: al massimo può essere considerato una sorta di interpretazione «psicopo­litica» di un particolare tipo di racconto evangelico: le guarigioni. Se vo­gliamo, questi stessi racconti si presentano come testi di psicologia indi­viduale e collettiva, immersi in uno sfondo socio-politico.

Non abbiamo neppure cercato di ricostruire l’iter ermeneutico (in senso teologico) che ha portato la chiesa cristiana (dell’est e dell’o­vest) a fare dei cosiddetti «miracoli» uno dei pilastri della propria fede. Questo ovviamente non ci ha impedito di smontare l’interpretazione uffi­ciale che vede in tali supposti «miracoli» un segno della «divinità» del Cristo (che per noi resta indimostrabile).

Come noto, infatti, a partire da Bultmann si è progressivamente acquisita la tesi secondo cui è fatica sprecata risalire alla stesura «origi­nale» o «primitiva» dei vangeli (quella che non avrebbe subito tagli o aggiunte), in quanto i vangeli (canonici e apocrifi) sono appunto nati allo scopo di falsificare (con maggiore o minore consapevolezza) il messag­gio di Cristo, per cui più che ipotizzare la presenza di certe manipolazio­ni, è proprio impossibile.

I commenti di questo libro però, se di sicuro non piaceranno ai credenti, tanto meno piaceranno ai non credenti. È difficile infatti accet­tare l’idea che la maggiore storicità del Cristo sia presente proprio là dove fino a ieri si credeva il contrario. Ma si rassicurino costoro: si tratta soltanto di una finzione più o meno poetica, più o meno romanzata. Altri vi si sono cimentati, affrontando i vangeli, e nessuno ha avuto niente da ridire. Anche perché pochi in Italia leggono questa «roba» [1].

Ci siamo infatti scandalizzati del film di Scorsese su Cristo, quando il libro da cui aveva tratto l’ispirazione era stato scritto da Ka­zantzakis 25 anni prima, passando del tutto inosservato. E chi avrebbe sospettato la «bestemmia» di Rushdie se Khomeini non ne avesse fatto un caso internazionale? La fortuna o la sfortuna di un testo non dipende dal suo contenuto, ma dal parlare che ci fanno sopra [2].

È bene comunque sapere che anche nella critica ateistica dei vangeli si va facendo strada l’ipotesi che un «Cristo taumaturgo» non sia una favola dei vangeli (al pari di tante altre), ma una possibilità che con le attuali conoscenze (sempre più complesse) della natura umana e della natura in generale, non è poi così remota come sembra.

I due russi Nikol’skij e Morozov ebbero p.es. a dire che i cosid­detti «miracoli» di Cristo altro non sarebbero stati che guarigioni di ma­lattie psichiche o neurotiche.

In realtà, anche se si arrivasse a credere che il Cristo fosse sta­to un guaritore, resterebbe poi da capire come mai un guaritore del ge­nere rivendicasse dei diritti politici o si preoccupasse di trasformare la società e la mentalità degli uomini del suo tempo.

Indicativamente si può arrivare a ipotizzare (sulla base di sem­plici indizi, poiché i vangeli non forniscono prove) che i racconti di guari­gione sono tanto più inverosimili quanto più forte era il messaggio politi­co-rivoluzionario che si voleva nascondere.

Ovvero che la maggior parte dei racconti di guarigione, quando non si è in presenza di una mera terapia psico-somatica, non è che una trasposizione mistica di una realtà che di mistico non aveva nulla e che proprio per questo andava in qualche modo mistificata, non essendo possibile ignorarla o censurarla del tutto.

Si può qui ricordare la celebre osservazione di Engels secondo cui «le religioni artificiali non possono, oltre ad ogni sincero fanatismo, fare a meno, già al momento della loro creazione, dell’impostura e della falsificazione storica…» (in Bruno Bauer e il cristianesimo primitivo).

Note

[1] Si veda p.es. il Giuda di Zullino, di Pazzi, di Del Rio, o il Pilato di Gurgo, o il Figlio dell’uomo di Siro Angeli: per costoro, ovviamente, le esigenze di liberazione politico-nazionali del Cristo non furono più che una mera tentazione.

[2] P. es. Il nome della rosa ha avuto un enorme successo internazionale (fu fatto anche un film), ma chi conosce i libri di Umberto Eco non si sognerebbe neanche lontanamente di paragonare questo noioso romanzo ai gustosi, divertenti, originali Apocalittici e integrati o alla superimpegnata Struttura assente.

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Autore: laicusblog

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