Conclusione su Ateo e sovversivo

Feuerbach diceva che gli uomini avevano creato un dio a loro immagine e somiglianza, e aveva ragione. Ma non s’era accorto che quando gli ebrei dicevano che l’uomo era a imma­gine e somiglianza di dio, erano più realisti e materialisti dei pagani, i quali ponevano tra gli uomini e gli dèi un abisso in­colmabile. Per loro infatti gli dèi erano immortali, gli uomini no. Per loro era impossibile opporsi a un dio senza l’aiuto di un altro dio. Inoltre al di sopra di tutti gli dèi dominava il destino, che nessun dio poteva violare, meno che mai gli uomini. I greci erano fatalisti, gli ebrei no; erano dominati dall’idea di schiavismo, gli ebrei no.

Eppure chi ha saputo trarre dalle concezioni religiose dell’ebraismo delle conclusioni inedite è stato solo il cristiane­simo, che arrivò a dire una cosa sconvolgente: un uomo, Gesù, era dio; cosa che aveva dimostrato risorgendo da morte, o co­munque scomparendo misteriosamente dalla sua tomba.

“In principio era il logos“, cioè Cristo era l’intelligenza dell’universo, posta a capo di ogni cosa; “il logos era presso dio”, cioè era di sostanza divina, in quanto imparentato con la divinità; “il logos era dio”, cioè, pur essendo umano in tutto e per tutto, lo era anche in senso divino. Quindi un uomo era dio. Tutte le religioni precedenti al cristianesimo venivano subissa­te da questa consapevolezza semi-ateistica.

Semi-ateistica perché, dicendo che solo un uomo era dio (in via esclusiva), non si arrivava, purtroppo, a un’altra lo­gica conseguenza (inerente alla sua stessa predicazione), e cioè che tutti gli uomini sono dèi: si volle mantenere in vita la religione quando in realtà essa andava rimossa.

Infatti, se gli uomini sono dèi, non esiste alcun dio qua­litativamente diverso da loro. Il logos, al massimo, non è che il prototipo della divinità umana, di cui dobbiamo prendere con­sapevolezza. Non c’è altro dio che l’uomo, e Cristo ne è l’em­blema, ucciso da quelle stesse persone che avrebbero dovuto riconoscerlo per prime.

Ma c’è di più. Se tutti gli uomini sono dèi, allora lo sono anche le donne, ma se lo sono anche le donne, allora esi­stono due prototipi. In principio non c’è l’uno ma il due. L’es­senza della divinità umana è duale per definizione.

Dobbiamo dunque arrivare a tirare queste due conclu­sioni, superando definitivamente il cristianesimo e qualunque altra religione: in principio esiste solo un’essenza umana, che è divina e duale, distinta per genere.

Se è così, la dimensione terrena è solo una delle dimen­sioni universali cui siamo destinati. È solo un banco di prova, una sorta di esperimento in vitro, un’anticipazione di ciò che ci attende nell’universo. Su questa pianeta stiamo sperimentando il meglio e il peggio di noi, per poter capire come regolarci quando ne saremmo fuori.

Noi sappiamo che il Sole si spegnerà tra 5 miliardi di anni, ma questo tempo è lunghissimo soltanto perché non deve condizionarci nelle nostre scelte di vita. Noi in realtà dobbia­mo renderci conto d’essere eterni e in grado di muoverci in uno spazio illimitato. Dobbiamo prendere consapevolezza di avere caratteristiche divine, proprio per il fatto di esistere. Ce le ab­biamo dalla nascita, proprio perché l’essenza umana (esatta­mente come quella naturale) è eterna e universale, per cui, in quanto essenza divino-umana, noi non siamo mai nati e mai moriremo.

Dobbiamo abituarci all’idea di dover vivere in eterno in uno spazio illimitato, in cui non esiste alcun dio che ci dica come dobbiamo essere. L’unica cosa che dobbiamo cercare di capire è come vivere al meglio questa essenza umana. Purtrop­po però sono circa 6000 anni che abbiamo smesso di capirlo, cioè da quando siamo voluti uscire dallo stato di natura del co­munismo primordiale. È appunto questa condizione di vita che dobbiamo cercare di recuperare. E dobbiamo farlo su questo pianeta, assolutamente, anche usando la violenza contro chi ce lo impedisce. Solo recuperando lo stato di natura possiamo tornare ad essere quel che eravamo, possiamo avere speranza di popolare l’universo nel migliore dei modi. Ne va della sopravvivenza del genere umano, il quale, se non riesce ad essere secondo natura, inevitabilmente si autodistrugge.

Dobbiamo porre fine all’antagonismo sociale attraverso una resistenza attiva al male. Neanche il più piccolo torto deve passarla liscia. Non nel senso che bisogna essere spietati con chi sbaglia, ma nel senso che, di fronte a ogni abuso, bisogna reagire prontamente, altrimenti il virus si diffonderà in maniera incontrollabile.

Questo significa che la democrazia è possibile solo in piccole comunità, dove ci si controlla reciprocamente. Queste comunità devono essere autosufficienti, cioè non possono di­pendere da entità esterne, come dio, lo stato, il mercato, la chiesa… Né è pensabile che una città possa dipendere dalla campagna o viceversa.

Dobbiamo creare comunità basate sull’autoconsumo e sulla democrazia diretta. Dobbiamo arrivare a scambiarci solo delle eccedenze, nella convinzione che la sovranità è inaliena­bile e indivisibile, come diceva Rousseau. E qualunque forma di delega deve poter essere revocata in qualunque momento.

Ci attende un lavoro enorme, ma a nostro favore gioca­no le contraddizioni irrisolvibili dei sistemi antagonistici. Dob­biamo soltanto rinunciare all’illusione di poterle risolvere. Dobbiamo approfittare del momento in cui esse scoppieranno, ma bisogna prepararsi subito ad avere le idee sufficientemente chiare, proprio perché non saranno gli eventi, di per sé, a dar­cele. Le idee conformi a natura vanno elaborate prima. Nessu­na pratica rivoluzionaria senza teoria rivoluzionaria, diceva Lenin.

Noi dobbiamo andare al di là della contrapposizione tra paganesimo, ebraismo e cristianesimo, tra comunità particola­re, vissuta p. es. nell’ambito di una polis, e comunità internazio­nale. Noi dobbiamo vivere in comunità ristrette, dove sia pos­sibile la democrazia diretta e quindi il controllo reciproco, dove il rispetto della natura sia integrale, e dove tutto ciò venga fatto con la con­sapevolezza che il genere umano appartiene a un destino comune, che può essere percorso seguendo strade diverse, su cui si può camminare liberamente, senza temere interferenze altrui.

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Autore: laicusblog

webmaster www.homolaicus.com

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