È possibile un Cristo ateo?

Da un pezzo l’esegesi laica ha capito che il titolo di “figlio dell’uomo” veniva usato dal Cristo contro il titolo pagano di “figlio di dio”, che gli antichi sovrani, specie quelli orientali delle prime civiltà schiavistiche (ma anche i faraoni egizi e gli imperatori romani), attribuivano a se stessi.

Ma da questa constatazione non si sono tratte le debite conseguenze. L’esegesi confessionale ritiene addirittura ch’egli usasse il titolo di “figlio dell’uomo” (che poi, tradotto, vuol semplicemente dire “uomo”) non in maniera da escludere l’altro, ben più impegnativo, di “figlio di dio”. Cristo cioè sapeva bene d’essere l’unico vero figlio di dio, ma preferiva, in genere, usare l’altro titolo in segno di umiltà, essendosi incarnato non per dominare ma per servire.

Inutile chiedere a questo tipo di esegesi qualcosa di più. Noi dovremmo piuttosto dare per scontato che tra quel titolo (“figlio dell’uomo”) e la vita pratica del Cristo ci fosse piena corrispondenza, in quanto che egli non si comportò mai come una sorta di “divinità”, cioè non fece mai nulla che non fosse alla portata dell’uomo.

Anzi, siccome questo ragionamento potrebbe riferirsi anche a un “buon credente”, bisognerebbe arrivare a dire che non solo Gesù non fu mai un “cristiano”, ma neppure un “ebreo osservante”. Infatti, tutto quanto di “religioso” gli viene attribuito nei vangeli (per non parlare delle lettere paoline, che sono alla base degli stessi vangeli), o è una falsificazione di un evento reale (p. es. la resurrezione non fu del “corpo” di Lazzaro ma delle sue “idee” eversive), o è addirittura una pura e semplice invenzione (p. es. il suo battesimo ad opera del Battista).

Cristo non lo si vede mai pregare (alla scena lucana che pregando sudava sangue nessun apostolo poté assistere, in quanto dormivano tutti), né offrire sacrifici o fare offerte al Tempio (il cui potere sacerdotale cercò di abbattere nel corso della sua prima insurrezione), e neppure amministrare sacramenti (il quarto Vangelo dice chiaramente che si rifiutava di battezzare e dai rotoli di Qumrân abbiamo capito che l’eucaristia è di origine essenica), né svolge riti e funzioni sacerdotali di alcun tipo, neppure mentre guarisce le malattie psico-somatiche, e quando cercava di frequentare le sinagoghe, appena lo sentivano parlare immancabilmente lo cacciavano.

Per tutto il corso della sua vita, così come risulta dai vangeli, Gesù ha dovuto continuamente spostarsi da un luogo all’altro perché volevano farlo fuori. Dunque per lui cosa voleva dire “figlio dell’uomo”? Come mai un titolo del genere risultava così offensivo per gli ebrei?

Stando ai vangeli, i giudei hanno condannato il Cristo perché si fregiava non del titolo di “figlio dell’uomo”, bensì di quello di “figlio di dio”. Indubbiamente vi è una bella differenza. Gli ebrei sarebbero stati un popolo “deicida” proprio perché hanno voluto uccidere chi, consapevolmente, diceva d’essere “figlio unigenito di dio-padre”.

Ancora oggi per un ebreo chiunque dica d’essere di natura divina o sovrumana, viene considerato o ateo o pazzo o entrambe le cose. Nei vangeli infatti non sopportano assolutamente che Gesù si faccia “figlio di dio” in maniera esclusiva. Per loro o lo si era tutti (in maniera traslata, figurata), o nessuno. Anzi, per non offendere Jahvè, dicevano d’essere “figli di Abramo”, il loro vero padre ancestrale.

E tutte le volte che, sempre stando ai vangeli (che sono, come noto, testi antisemiti), sentivano Gesù qualificarsi in via esclusiva come “unigenito figlio di dio”, prendevano le pietre per lapidarlo: in casi del genere non c’era neppure bisogno di denunciarlo e processarlo. Caifa stesso, nei Sinottici, ebbe a dire, mentre lo interrogava: “Che bisogno abbiamo di altre testimonianze? È lui stesso che si autocondanna!”.

Ma i redattori cristiani non sono attendibili, lo sappiamo, anche questo da un pezzo. Sono stati loro, sulla scia di Pietro e soprattutto di Paolo, a trasformare il Cristo da liberatore nazionale a redentore universale, da messia storico-politico ad agnello sacrificale, consustanziale a dio. Han voluto farlo per ingraziarsi il favore dei romani, i quali però ci misero tre secoli prima di accettare tale mistificazione.

Dunque come possono essere andate le cose? Il Cristo non ha mai usato il titolo di “figlio di dio” (tanto meno in via esclusiva), ma al massimo quello, più generico, di “figlio dell’uomo”. Davvero quando usava questo titolo i gruppi fanatici dell’ebraismo cercavano immancabilmente di lapidarlo? Sì, lo facevano lo stesso, ma non perché appariva ateo in quanto privilegiato “figlio di dio”.

Gesù in realtà si dichiarava ateo proprio quando diceva che non esiste alcun dio, ma solo l’uomo. Lui era arrivato a dire che dio nessuno l’ha mai visto, non perché l’uomo, peccatore com’è, non è in grado di vederlo, ma proprio perché non esiste. L’unico dio dell’universo è l’uomo stesso.

La frase che segue venne detta in maniera esplicita nel quarto Vangelo: “Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dèi?” (10,33). Ecco, questa forma di assoluto umanismo mandava in bestia gli ebrei più ortodossi e, da duemila anni, vi ci manda pure i cristiani.

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Autore: laicusblog

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