Il IV vangelo in nuce

Nel quarto Vangelo Gesù ottiene i primi seguaci dall’ambiente del Battista, poiché questi rinuncia al ruolo di messia e indica proprio in lui chi avrebbe potuto vantarlo. Le giustificazioni che ne dà sono di tipo mistico e i suoi discepoli vi credono proprio perché esse sono di questo tipo.

In realtà il distacco dal Battista avvenne in maniera politicamente traumatica, in occasione della prima insurrezione del Cristo, chiamata nei vangeli, in maniera moralistica, “purificazione del Tempio”. Ad essa il Battista non volle partecipare, pur sapendo che la corruzione dell’alto clero era molto forte. E non lo fecero neppure i farisei, che pur si sentivano rivali dei sadducei e dei sommi sacerdoti. L’unico loro leader interessato a un dialogo col Cristo fu Nicodemo, che però si incontrò con lui in via ufficiosa o privata.

La conclusione fu che Gesù dovette espatriare in Galilea, con una parte dei seguaci del Battista. Nel percorso che fece stabilì un’alleanza coi samaritani, in nome della libertà di coscienza in campo religioso, nel senso che, per lui, ch’era giudeo, non sarebbe stata più ammissibile una priorità religiosa del Tempio di Gerusalemme rispetto a quello costruito sul monte Garizim. L’obiettivo principale era quello di liberarsi delle legioni romane e i samaritani lo condivisero pienamente.

La permanenza in Galilea è tutta volta a dimostrare che egli rifiutava un primato storico alla Giudea e rifiutava anche tutte quelle discriminazioni sociali tra i vari clan familiari e tribali, tra i generi sessuali, tra ebrei puri e onesti ed ebrei collusi con sistema romano ma disposti a pentirsi (come fece il pubblicano Levi, ma si veda anche l’incontro con l’ufficiale Cuza). È disposto persino a non fare differenza tra ebreo e pagano, se entrambi vogliono liberarsi dell’oppressione romana. Se le tradizioni, gli usi e i costumi dell’ebraismo vengono utilizzati per discriminare la popolazione, li rifiuta decisamente (p. es. la questione dei cibi puri e impuri, le offerte al Tempio che vincolano a comportamenti indegni, ma anche la frequentazione di gente considerata reietta perché gravemente malata o perché svolgeva mestieri giudicati in sé riprovevoli). Rifiuta anche tutte quelle interpretazioni della legge mosaica contrarie al buon senso e all’esigenza di soddisfare i bisogni della gente comune (vedi ad es. la questione del sabato, ovvero le guarigioni o l’assistenza medica compiuta in un giorno festivo a persone non in pericolo di morte).

Vuole che tutti si concentrino verso un obiettivo comune: liberare la Palestina dai romani. In tal senso è indifferente a pratiche cultuali o religiose. Quando frequenta le sinagoghe o il Tempio, lo fa soltanto per discutere sulla strategia anti-romana. Sostanzialmente in campo religioso si comporta come se fosse ateo.

Dopo qualche anno d’intensa predicazione in tutta la Galilea, circa 5000 discepoli sono convinti che sia giunto il momento di scendere in Giudea per compiere l’insurrezione anti-romana. L’episodio viene raccontato, in maniera mistificata, nel racconto della “moltiplicazione dei pani”. Lui però rifiuta, poiché pur sapendo che il numero dei seguaci era sufficiente per liberarsi dei romani, anche senza l’aiuto dei giudei, è però convinto che non sia sufficiente per resistere all’inevitabile reazione di Roma. Vuole cioè che i giudei si alleino su un piede di parità soprattutto coi galilei.

La decisione desta scandalo e molti se ne vanno, profondamente delusi. A partire da quel momento però egli inizia a predicare in Giudea. L’odio dell’alto clero contro di lui, già presente quando si trovava in esilio, ora sale alle stelle: non sopportano il suo ateismo né il progetto politico di liberare la Palestina dai romani e dai sacerdoti collusi con loro. Tuttavia non riescono a catturarlo, perché non pochi giudei lo proteggono, aiutandolo a fuggire e a nascondersi.

La svolta decisiva avviene con la morte del leader giudeo Lazzaro, che aveva cercato di liberarsi dei romani senza pensare a un’intesa coi galilei. Gesù capisce che quello è il momento buono per indurre i giudei ad accettare questa alleanza per compiere una rivoluzione armata. Così i galilei scendono in massa a Gerusalemme in occasione della Pasqua, il momento e il luogo più favorevole per compiere scelte eversive.

L’ingresso trionfale di Gesù nella città spaventa a morte sia l’alto clero che la guarnigione romana: costoro temono che, se scoppia la rivoluzione, nessuno di loro si salverà. Gesù, tuttavia, non vuole una carneficina, ma che si arrendano all’evidenza. Chiede a Giuda di contattare i farisei per l’ultima volta, affinché si convincano che la rivoluzione è inevitabile, con o senza di loro, ma che sarebbe stato meglio per tutti se loro vi avessero aderito spontaneamente.

Giuda però si lascia convincere che la rivoluzione, anche se fosse stata vittoriosa contro le legioni attualmente presenti in Palestina, non avrebbe potuto resistere alla inevitabile ritorsione di Roma. E così tradisce, rivelando il nascondiglio del quartier generale, probabilmente dietro la promessa che non avrebbero giustiziato Gesù, ma solo incarcerato (e mai l’avrebbero consegnato a Pilato). Invece i farisei si allearono coi sadducei e insieme informarono Pilato su come catturare Gesù e tutti i suoi principali seguaci.

L’operazione sul Monte degli Ulivi ebbe buon esito, anche perché Gesù, pur di risparmiare i suoi, si consegnò spontaneamente, convinto che ormai essi avessero la forza sufficiente per liberarlo o per proseguire la strategia rivoluzionaria anche senza di lui.

Invece le cose andarono diversamente. Gli apostoli non ebbero la forza di fare alcunché di decisivo. E Gesù, dopo un processo-farsa imbastito da Pilato, finì sul patibolo.

Dopo la sua morte, la rinuncia a compiere la rivoluzione fu confermata da Pietro quando si poté constatare la tomba vuota. Al cospetto di quell’inspiegabile evento, Pietro cominciò a dire che il Cristo era risorto e che presto sarebbe tornato sbaragliando i suoi nemici. E così, a un suo tradimento dovuto alla paura d’essere catturato, Pietro ne aggiunse un altro, ancora più grave: la mistificazione. L’apostolo Giovanni smise di fidarsi di lui e se ne andò via dal movimento col fratello Giacomo, fondando una propria comunità.

Quando ci si rese conto che il Cristo non sarebbe tornato nell’immediato e che le condizioni per realizzare la liberazione della Palestina non erano più quelle di prima, Pietro fuggì da Gerusalemme e la chiesa cristiana fu gestita da Giacomo, fratello di Gesù, che cercò un compromesso col giudaismo. Nonostante ciò i cristiani furono duramente perseguitati dai giudei, almeno fino a quando non emerse la figura di Paolo, il quale cominciò a dire che il Cristo era risorto non tanto perché la tomba era stata trovata vuota, ma perché era l’unigenito figlio di dio.

Il rapporto coi giudei veniva a essere compromesso definitivamente. Si guastarono persino i rapporti tra Paolo e Pietro, oltre a quelli tra Paolo e Giacomo. Paolo capì che la sua predicazione avrebbe potuto avere successo solo nel mondo pagano, e così fu. Col suo cristianesimo non solo non si sarebbe più parlato di ateismo e di rivoluzione politica, ma si sarebbero abbandonate anche tutte le usanze ebraiche.

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Autore: laicusblog

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