L’ateismo nell’incarnazione del Cristo

Il racconto evangelico (poi divenuto dogma) dell’incarnazione del Cristo presenta elementi che non si addicono alle teogonie pagane. Non a caso infatti esiste una progressiva tendenza all’ateizzazione in ambito religioso (il monoteismo ebraico è stato una forma di ateismo nei confronti del politeismo pagano, così come il cristianesimo, con la sua dottrina dell’incarnazione, è stato una forma di ateismo nei confronti dell’ebraismo), e questa linea di tendenza oggi viene sviluppata al di fuori delle stesse religioni.

In nome del cristianesimo si sono considerati i miti pagani come del tutto leggendari, frutto di mere fantasie umane, di varie speculazioni filosofiche prive di ogni fondamento storico. Successivamente, grazie agli studi scientifici, s’è invece capito che dietro quelle leggende si nascondevano conflitti di classe, rivalità etnico-tribali e quant’altro. Attraverso i miti, i ceti dominanti erano riusciti a far passare le loro ideologie, i loro interessi di parte. Nei miti possono essere riflessi gli stili di vita, i valori di determinate categorie sociali, per cui anch’essi possono servire per comprendere un’epoca storica, una civiltà o semplicemente una società.

Tutto può servire per interpretare la storia, anche le cose che apparentemente sembrano le più banali. Fra un millennio gli storici potrebbero interpretarci semplicemente utilizzando i nostri film cinematografici. Lo storico dovrà soltanto fare attenzione a considerarli dei “sogni”, all’interno dei quali la verità storica può essere colta solo in maniera molto approssimata e indiretta. D’altra parte nessuna verità storica può mai essere colta per quello che è. Il 99 per cento delle fonti a nostra disposizione è stato elaborato da intellettuali al servizio dei potenti di turno.

Ma non è di questo che si vuol parlare. Abbiamo esordito dicendo che il cristianesimo (che, non dimentichiamolo, era di origine ebraica) aveva condannato a morte la mitologia pagana. Ebbene, oggi sappiamo che in realtà buona parte di quella mitologia, che era vastissima e molto sentita dalle popolazioni delle civiltà schiavistiche (specie quelle di origine rurale), venne assorbita e rielaborata cristianamente (i santi, p. es., sostituirono molti dèi).

Oggi, in nome dell’ateismo, siamo soliti squalificare in partenza tutti i cosiddetti aspetti “sovrannaturali” del cristianesimo. Abbiamo per così dire “laicizzato” la religione, dicendo che essa, se vuole continuare a sussistere, deve stare entro i limiti della ragione. Gli stessi credenti, pur continuando ad aver fede nei dogmi della chiesa, si comportano nella vita sociale secondo i criteri della laicità.

In quei dogmi essi credono non per convinzione, ma appunto perché sono credenti. Se a un credente oggi venisse chiesto di studiarsi tutto il controverso percorso che portò la chiesa nel passato alla loro formulazione, non ne capirebbe il motivo. Oggi il credente è in genere la persona che meno riflette su di sé, poiché, se davvero lo facesse, smetterebbe di credere.

Non resta quindi che alla laicità il compito di reinterpretare i dogmi della chiesa. Dunque partiamo da quello dell’incarnazione, che sicuramente nella teologia cristiana risulta centrale, come testimoniano le lunghe e spesso dolorose controversie cristologiche che trovarono nei primi sette concili ecumenici una loro definitiva sistemazione dottrinale.

A quel tempo qualunque teologo, ortodosso o eretico che fosse, dava per scontata l’esistenza di dio, per cui tutta la diatriba verteva sulla figura di Gesù Cristo. Si discuteva cioè su quale tipo di “divinità” attribuirgli.

Oggi all’ateismo scientifico quei dibattiti pubblici non suscitano alcun interesse, e per almeno due ragioni: si escludono a priori l’esistenza di dio e la divinità del Cristo. Rebus sic stantibus, è impensabile e neppure auspicabile che il laicismo possa dire qualcosa di nuovo su quegli argomenti cristologici o trinitari.

Qui tuttavia si vuole dimostrare che il dogma dell’incarnazione può essere letto non per affermare una qualche “divinità”, ma proprio per negarla. La scienza oggi è arrivata alla conclusione che materia ed energia sono elementi costitutivi dell’universo, il quale è infinito nello spazio ed eterno nel tempo.

Si è anche arrivati a dire che la coscienza è un’espressione, di grado superiore, della materia. Abbiamo appreso le leggi della perenne trasformazione delle cose, abbiamo capito che queste leggi riguardano lo stesso essere umano, la cui libertà di coscienza è al vertice della complessità della materia e del suo movimento.

Supponiamo ora che a capo dell’universo vi sia non un’essenza umana ma un’essenza divina, la cui caratteristica umana sia soltanto un attributo. Supponiamo che questa essenza avesse deciso di intervenire direttamente nelle vicende umane, per sbloccare una situazione le cui contraddizioni apparivano irrisolvibili. Tale essenza, dovendo rispettare la libertà di coscienza, si è limitata a fare la sua proposta, lasciando poi liberi gli umani di accettarla o meno. Ed essi, come noto, la rifiutarono, salvo poi pentirsene amaramente.

Ebbene, per quale ragione, in tutto ciò, noi dovremmo pensare che esista davvero un “dio”? Se esistesse davvero un dio, indipendente dalle caratteristiche umane, noi non avremmo avuto una “incarnazione”, ma una semplice “apparizione”. Dio sarebbe potuto improvvisamente “apparire” in forma umana, chiedendo agli uomini di tornare liberamente a credere in lui (da notare, en passant, che spesso nelle mitologie pagane, quando gli dèi si comportano così, il bene in qualche maniera lo impongono).

Se un’essenza è davvero onnipotente, non ha bisogno, per apparire, del corpo di una donna. Nessun dio ha mai avuto bisogno di “nascere in forma umana”, e in ogni caso, nelle passate mitologie, non ha mai avuto bisogno di “rinascere”, a meno che la sua rinascita non fosse parte costitutiva della propria simbologia (come Osiride, Attis, Dioniso ecc.): bastava presentarsi in forme che gli umani potessero accettare. Un atteggiamento del genere può essere constatato mille volte nella mitologia pagana.

Nei vangeli invece si parla di “incarnazione”, e non nel senso della reincarnazione induista o della periodica rinascita del dio pagano, correlata spesso a eventi di tipo rurale. Se ci pensiamo, non ha alcun senso logico che un dio assoluto, per potersi manifestare, abbia bisogno di sottostare alle regole della procreazione umana. Nel caso del Cristo, se si è dovuto farlo, evidentemente è stato perché in realtà non esisteva una qualità “divina” superiore a quella “umana”.

Se dunque vogliamo ammettere che l’incarnazione del Cristo sia stata un fenomeno reale, dobbiamo anche ammettere che non esiste un’essenza divina separata da quella umana e che la natura divina del Cristo non può andare oltre le leggi “umane” che la caratterizzano. Cristo cioè non sarebbe che il modello della nostra divino-umanità.

Come abbia potuto incarnarsi senza sottostare alle regole dell’umana riproduzione, noi non lo sappiamo, anche se possiamo immaginare che esista tra materia ed energia un rapporto di reciprocità, per cui nell’universo è possibile passare indistintamente dall’una all’altra. Quel che di sicuro sappiamo è che l’incarnazione andrebbe riletta in chiave ateistica, proprio per elevare l’essenza umana a quella divina.

A riprova di quanto detto è sufficiente pensare a cosa sarebbe successo se gli uomini avessero aderito alla proposta del Cristo di tornare al comunismo primordiale. Il Cristo sarebbe morto di vecchiaia e se davvero fosse stato quell’extraterrestre che pensiamo, avrebbe dovuto scomparire misteriosamente dalla tomba, ritrasformandosi in energia. Gli uomini non si sarebbero inventati alcuna leggenda su di lui, non lo avrebbero associato ad alcuna divinità, poiché per tutta la sua esistenza egli stesso aveva detto che non esiste alcun dio diverso dall’uomo. Sicché essi avrebbero finalmente capito che il loro destino era quello di continuare a vivere nell’universo eterno ed infinito, secondo i criteri di libertà e di uguaglianza che sin dalle origini avevano appreso e che per colpa di un uso sbagliato della libertà avevano dimenticato.

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Autore: laicusblog

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