Discorso della Montagna Matteo 5-7

c. 5

[1] Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinaro­no i suoi discepoli.

[2] Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:

[3] «Beati i poveri in spirito,

perché di essi è il regno dei cieli.

[4] Beati gli afflitti,

perché saranno consolati.

[5] Beati i miti,

perché erediteranno la terra.

[6] Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,

perché saranno saziati.

[7] Beati i misericordiosi,

perché troveranno misericordia.

[8] Beati i puri di cuore,

perché vedranno Dio.

[9] Beati gli operatori di pace,

perché saranno chiamati figli di Dio.

[10] Beati i perseguitati per causa della giustizia,

perché di essi è il regno dei cieli.

[11] Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.

[12] Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così in­fatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.

[13] Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uo­mini.

[14] Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte,

[15] né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa.

[16] Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli.

[17] Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento.

[18] In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto.

[19] Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi inve­ce li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli.

[20] Poiché io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei fa­risei, non entrerete nel regno dei cieli.

[21] Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sotto­posto a giudizio.

[22] Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudi­zio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al Sinedrio; e chi gli dice: paz­zo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.

[23] Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te,

[24] lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratel­lo e poi torna ad offrire il tuo dono.

[25] Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione.

[26] In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all’ultimo spicciolo!

[27] Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio;

[28] ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.

[29] Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga get­tato nella Geenna.

[30] E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a fi­nire nella Geenna.

[31] Fu pure detto: Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto di ripudio;

[32] ma io vi dico: chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all’adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.

[33] Avete anche inteso che fu detto agli antichi: Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti;

[34] ma io vi dico: non giurate affatto: né per il cielo, perché è il trono di Dio;

[35] né per la terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi; né per Gerusalemme, per­ché è la città del gran re.

[36] Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello.

[37] Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno.

[38] Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente;

[39] ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia de­stra, tu porgigli anche l’altra;

[40] e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.

[41] E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due.

[42] Da’ a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle.

[43] Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico;

[44] ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori,

[45] perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i mal­vagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti.

[46] Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così an­che i pubblicani?

[47] E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?

[48] Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.

c. 6

[1] Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cie­li.

[2] Quando dunque fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.

[3] Quando invece tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua de­stra,

[4] perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ri­compenserà.

[5] Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.

[6] Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Pa­dre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

[7] Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascol­tati a forza di parole.

[8] Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete biso­gno ancor prima che gliele chiediate.

[9] Voi dunque pregate così:

Padre nostro che sei nei cieli,

sia santificato il tuo nome;

[10] venga il tuo regno;

sia fatta la tua volontà,

come in cielo così in terra.

[11] Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

[12] e rimetti a noi i nostri debiti

come noi li rimettiamo ai nostri debitori,

[13] e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male.

[14] Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste per­donerà anche a voi;

[15] ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.

[16] E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfi­gurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.

[17] Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto,

[18] perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

[19] Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano;

[20] accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano.

[21] Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore.

[22] La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce;

[23] ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!

[24] Nessuno può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro, o preferirà l’uno e disprezzerà l’altro: non potete servire a Dio e a mammona.

[25] Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o ber­rete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito?

[26] Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?

[27] E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita?

[28] E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano.

[29] Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro.

[30] Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede?

[31] Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?

[32] Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno.

[33] Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.

[34] Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquie­tudini. A ciascun giorno basta la sua pena.

c. 7

[1] Non giudicate, per non essere giudicati;

[2] perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la qua­le misurate sarete misurati.

[3] Perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio?

[4] O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell’occhio tuo c’è la trave?

[5] Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.

[6] Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, per­ché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.

[7] Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto;

[8] perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.

[9] Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra?

[10] O se gli chiede un pesce, darà una serpe?

[11] Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!

[12] Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: que­sta infatti è la Legge ed i Profeti.

[13] Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa;

[14] quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!

[15] Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci.

[16] Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi?

[17] Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi;

[18] un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni.

[19] Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco.

[20] Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere.

[21] Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.

[22] Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome?

[23] Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi ope­ratori di iniquità.

[24] Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia.

[25] Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia.

[26] Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia.

[27] Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande».

[28] Quando Gesù ebbe finito questi discorsi, le folle restarono stupite del suo inse­gnamento:

[29] egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità e non come i loro scribi.

Ricostruzione ipotetica non scientifica

Il Discorso della Montagna, detto anche «delle Beatitudini», è proprio del vangelo secondo Matteo e, ripulito degli elementi più semitici, è stato ridotto da Luca (6,20-49) ai princìpi fondamentali dell’amore di dio e del prossimo, e seppure Marco non lo riporti secondo lo schema matteano, basta leggersi i capitoli 7 e 10 per capire da dove Matteo abbia preso le pro­prie fonti.

Come noto, la cosiddetta «regola aurea» di Mt 7,12: «Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro», era già pre­sente nell’Antico Testamento e nella letteratura pagana. È la versione in ne­gativo dell’amore per il prossimo: la massima in cui il cristianesimo petro-paolino ha voluto racchiudere la propria caratterizzazione etico-sociale.

*

Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, fece loro un di­scorso che doveva servire come programma politico generale per l’insurre­zione armata.

È giunto il momento in cui i poveri saranno riscattati, gli afflitti sa­ranno consolati, quelli che hanno fame e sete della giustizia, saranno sazia­ti. Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché il regno di Israele sta per realizzarsi e finalmente si avrà la libertà dall’oppressione e la pace.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esul­tate, perché grande è la vostra ricompensa nel regno che andremo a costrui­re. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.

Voi siete il sale della terra, la democrazia che altri cercano invano; ma se il sale perdesse sapore, che cosa glielo potrà mai rendere? A null’al­tro servirebbe che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini. Senza de­mocrazia diretta, popolare, c’è solo dittatura.

Voi siete la luce del mondo: non può restare nascosta una città col­locata sopra una montagna di ingiustizie, né si accende la lucerna della ve­rità per metterla sotto il moggio dell’iniquità. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e vi seguano con convinzione. È il popolo che deve far la politica.

Guai dunque ai ricchi, perché pensano solo alle proprie ricchezze. Guai a quelli che sono sazi, perché avranno fame. Guai a quelli che pensa­no solo a se stessi, perché saranno afflitti. E fate attenzione quando tutti gli uomini diranno bene di voi, perché allo stesso modo facevano i loro padri coi falsi profeti.

Non pensiate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. Non sto predicando l’a­narchia ma la democrazia.

Chi pensa di poter trasgredire anche uno solo degli antichi precetti, anche minimi, col pretesto che ora tutto è possibile, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno che andremo a costrui­re. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato gran­de. Poiché io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, che hanno fatto della Legge e dei Profeti quello che hanno volu­to, non entrerete nel regno.

Voglio una democrazia di sostanza, non di forma, non come quella scriba e farisaica, che dicono una cosa e ne fanno un’altra. Dobbiamo dimo­strare d’essere migliori di loro nell’applicare le leggi, per sentirci autorizzati a modificarle secondo le esigenze del popolo. Le leggi vanno modificate non tanto per renderle ancora più severe o più permissive, ma per dimostra­re ch’esse devono rispondere a bisogni reali.

D’altra parte noi non c’illudiamo che per migliorare una società ba­sti modificarne le leggi. Occorre cambiare stile di vita, mutare i valori, re­sponsabilizzare le persone. Sono i rapporti umani che devono democratiz­zarsi, i rapporti sociali connessi al lavoro: le istituzioni devono diventare un riflesso di questo mutamento, altrimenti saranno sempre oppressive e chi le governa farà le leggi a proprio uso e consumo.

Non vi servono a nulla le prescrizioni, le offerte, il culto se non siete capaci di umanità col vostro prossimo. La legge vi punisce per delle trasgressioni evidenti, ma dovreste sentirvi in colpa anche per le semplici mancanze: quelle che la legge non vede e che però avvelenano i rapporti umani e distruggono col tempo il senso dell’uguaglianza, della democrazia.

Di fronte alla coscienza ogni mancanza è grave. Non tutti vedono le stesse cose in maniera uguale. Pensate ai torti che vi fate sul piano mora­le, a quelli che riguardano il rispetto della persona, e che la legge neppure contempla.

Certo, quando un popolo viene invaso da un altro popolo, il torto è evidente. Ma se non risolvete il problema di come migliorare i rapporti tra di voi, non vi libererete mai dell’oppressore, e se anche riusciste a farlo con le armi, non saprete impedire, per questo, nuove ingiustizie tra di voi. Ecco perché vi dico di guardare l’oppressore romano non solo fuori di voi ma an­che dentro di voi, nella vostra coscienza, tra le fila del popolo d’Israele, che deve dimostrare con le buone pratiche d’essere migliore degli altri.

Io non dico che di fronte ai torti non ci si debba difendere, anche con la forza, se necessario: la difesa della libertà è un diritto sacrosanto di ogni nazione, di ogni persona umana. Vi dico soltanto di verificare attenta­mente se nel torto subìto non vi sia anche da parte vostra una qualche re­sponsabilità. Vi chiedo soltanto di pensare se questa consapevolezza può aiutarvi ad affrontare meglio i rapporti col vostro prossimo.

E comunque quando fate giustizia, siate sempre proporzionati alla colpa, non eccedete mai per spirito di vendetta, anzi cercate sempre, con l’e­sempio, di recuperare il colpevole a una vita dignitosa. Nell’amministrare la giustizia non bisogna mai aver fretta, anche perché non si ottiene giustizia con una semplice sentenza. Ogni reato deve essere occasione per riflettere sulle comuni responsabilità e per migliorare i rapporti umani nella società.

Anzi, ciò che più conta non è tanto l’assicurare il colpevole alla giustizia, quanto migliorare il senso della libertà di coscienza. Non ci si può sentire liberi dentro quando al di fuori di noi i rapporti sono disumani, quando i rapporti e le cose ci impediscono d’essere noi stessi. Chiunque deve poter capire questo, anche il criminale.

Che la coscienza, in definitiva, sia più importante della legge lo capite da alcuni semplici esempi, che sono sotto gli occhi di tutti.

Gli antichi vi hanno detto di non commettere adulterio; ma io vi dico che chiunque guarda una donna come un oggetto da possedere, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore. Che significa questo? Significa che non ci sarà mai democrazia sociale e politica senza quella interpersona­le, senza rispetto della persona. E rispetto della persona vuol dire anche ri­spetto della donna, poiché le nuove regole della convivenza civile non pos­sono riguardare i soli uomini. Le donne sono lo specchio di tutti i rapporti sociali fra persone diverse, diverse per età, aspetto fisico, lingua, provenien­za geografica, orientamento politico, culturale, religioso, sessuale…

Quando dico che non basta «non commettere adulterio», voglio dire che non bisogna fare di ogni cosa un’occasione per non rispettare l’al­tro, per affermare un proprio arbitrio. «Tradire» vuol dire tante cose, di cui il rapporto extraconiugale è soltanto una. Non rispettare è già tradire. L’uni­co modo per non tradire lo sapete già: è amare, sempre e ovunque, e non solo in negativo, rispettando il divieto dell’adulterio, ma anche in positivo, dimostrandolo con esempi quotidiani.

E non pensiate, come fanno gli scribi e i farisei, di poter aggirare il divieto dell’adulterio, favorendo il divorzio facile. Chi pensa di avvalersi della legge sul divorzio come pretesto per non essere incolpato di adulterio, s’illude. Non ha capito che il vero problema sta nell’amare il proprio coniu­ge e nel rispettarlo.

Certo, la separazione può apparire inevitabile quando l’altro tradi­sce, ma esiste anche il perdono delle colpe, il tentativo di riconciliazione. Senza uno sforzo volto a recuperare un rapporto difficile, ogni desiderio di separazione sarà dettato da motivazioni egoistiche, che sono poi quelle che ci rendono «adulteri», cioè traditori, anche prima di qualunque rapporto sessuale.

Badate che tradire è più che trasgredire un giuramento: è come uc­cidere. I tradimenti che voi fate, non rispettando i vostri giuramenti di fron­te a dio, al confronto sono molto meno gravi. Infatti, quando voi giurate di fronte a dio è perché non vi fidate gli uni degli altri. Vi siete già moralmen­te uccisi e poi dite di aver bisogno di giurare davanti a dio, per dimostrare che la vostra parola è importante.

Se imparaste a fidarvi non avreste bisogno né di giurare né di chie­dere di farlo. Quando si uccide qualcuno, i giuramenti non riportano in vita.

Per non tradire bisogna amare e per amare bisogna capire le ragio­ni del torto, bisogna fare in modo che il bisogno, sotteso a quelle ragioni, venga condiviso. La vendetta, la legge del taglione non miglioreranno i rap­porti umani. Abolite piuttosto i rapporti di proprietà e vedrete quanti delitti in meno vi saranno. Abolite la divisione in ceti contrapposti e vedrete che non avrete neppure bisogno di predicare l’amore per realizzare la giustizia.

Che concezione vi siete fatti dell’amore? Pensate davvero che que­sto valore valga solo all’interno del proprio clan o della propria tribù? O forse pensate che per realizzare l’amore universale basti liberare la Palestina dai romani?

Certo, dobbiamo anzitutto liberarci dall’oppressione straniera e da chi collabora con essa, ma, fatto questo, a che punto saremo? Per realizzare i princìpi di libertà, uguaglianza, fraternità, quei princìpi che rendono inuti­le il bisogno di accumulare ricchezze e proprietà, di apparire diversi o di pregare dio, resterà ancora molto da fare.

Anzi, dubito persino che si riesca facilmente a liberarsi dei romani e di chi li appoggia, poiché voi guardate troppo il vostro particolare, cercate troppo, prima di tutto, una risposta ai vostri problemi personali. Non capite che prima vanno risolti i problemi più gravi e generali, che riguardano l’in­tera nazione, e solo quando questo sarà fatto vi saranno finalmente le condi­zioni per poter meglio affrontare i problemi personali.

Quando capirete che per risolvere i problemi generali ci vuole ri­spetto della diversità, tolleranza, collaborazione reciproca, spirito di sacrifi­cio, capacità di autocritica, il resto vi sarà dato in più. Bisogna saper trovare le giuste mediazioni in vista di un obiettivo comune: liberarsi dell’oppresso­re.

Vi chiedo di non essere fanatici nelle questioni di principio, ma neppure superficiali. Dovrete vagliare bene con chi portare avanti le batta­glie ideali. Non state ad aspettare che siano gli altri a fare il primo passo. Siate solerti nel cercare le giuste amicizie e alleanze, quelle che possono servire per creare un movimento combattivo, un grande consenso popolare.

Nelle questioni private avete già una massima universale da segui­re (l’hanno anche i pagani): «non fate agli altri quello che non volete sia fat­to a voi». Certo, non sarà con questa massima che faremo l’insurrezione, ma intanto mettetela in pratica nei vostri rapporti personali. Infatti basterebbe quella per smascherare gli ipocriti, quelli che dicono una cosa e ne fanno un’altra.

Badate che non sto dicendo che la coerenza sia di per sé sempre un bene. Noi non dobbiamo realizzare una società perfetta, ma una società in cui vi siano le condizioni effettive per migliorarla di continuo. Una stretta coerenza alla legge, come quella che i farisei chiedono di praticare nei con­fronti del sabato, può portare a non vedere quando trasgredirla è cosa utile e necessaria. Infatti, più che la legge è importante il bisogno, l’esigenza di soddisfarlo per il bene comune.

Non ha neppure senso sostenere che di fronte alla legge si è tutti uguali. Chi ha più bisogno è più uguale degli altri. Chiedete ai magistrati di rispettare l’uguaglianza sostanziale, quella che aiuta di più chi ha di meno.

È illusorio pensare di potersi mettere a posto la coscienza sempli­cemente rispettando la legge. Se non sviluppate l’interiorità, l’esteriorità non vi servirà a nulla. Pensare di potersi garantire una purezza interiore, una bontà d’animo, limitandosi a fare abluzioni prima di toccare cibo, ritenendo vietati alcuni alimenti, temendo di contaminarsi a causa del contatto con certe cose e persone, è insensato per un’intelligenza matura, che cerca in se stessa le ragioni del proprio agire. Non è quello che entra dalla bocca che contamina la coscienza, ma quello che vi esce.

Con queste concezioni non si riuscirà mai a costruire alcun regno di pace e di giustizia. Ditelo agli scribi e ai farisei.

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Autore: laicusblog

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