Gesù e Nicodemo (Gv 3,1-15)

[1] C’era tra i farisei un uomo chiamato Nicodèmo, un capo dei Giudei.

[2] Egli andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei un maestro ve­nuto da Dio; nessuno infatti può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui».

[3] Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio».

[4] Gli disse Nicodèmo: «Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?».

[5] Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio.

[6] Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito.

[7] Non ti meravigliare se t’ho detto: dovete rinascere dall’alto.

[8] Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito».

[9] Replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?».

[10] Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro in Israele e non sai queste cose?

[11] In verità, in verità ti dico, noi parliamo di quel che sappiamo e testimoniamo quel che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza.

[12] Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo?

[13] Eppure nessuno è mai salito al cielo, fuorché il Figlio dell’uomo che è disceso dal cielo.

[14] E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo,

[15] perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».

*

I farisei si stupirono del coraggio manifestato da Gesù al momento di cacciare i mercanti dal Tempio di Gerusalemme (2,13 ss.). In effetti, op­ponendosi risolutamente al potere dei partiti ebraici conservatori, se non collaborazionisti con Roma, Gesù aveva saputo destare la loro attenzione, anche se questa non si era tradotta in un appoggio esplicito alla sua iniziati­va. Uno dei loro capi, infatti, andò a trovarlo «di notte» (v. 1), cioè di na­scosto, in privato.

La frase di Nicodemo, riportata al v. 2, riflette chiaramente l’inten­to d’incasellare quel gesto eversivo in uno schema precostituito, che lascia comunque supporre un’attività politica del Cristo «giudaico» antecedente all’epurazione, la quale ovviamente, vista la sua pericolosità, non poteva non essere stata debitamente preparata: «Sappiamo che sei un maestro ve­nuto da Dio». «Sappiamo…», ma i farisei si guardarono bene dal mostrarlo pubblicamente.

«Sappiamo che sei un maestro…». Anche il Battista poteva essere considerato un «maestro di vita», eppure non appoggiò l’iniziativa di Gesù, il quale voleva piuttosto porsi come «leader politico» (Gv 3,25 ss.). I fari­sei, dal canto loro, non appoggiarono neppure la protesta morale del Batti­sta (Gv 1,24 ss.).

«Sappiamo che sei un maestro venuto da Dio». Da quale «Dio»? Da quale «interpretazione» di Dio? Un uomo «timorato di Dio» avrebbe forse avuto il coraggio di opporsi al potere politico-religioso dei sacerdoti, fino al punto d’entrare con la forza nel recinto sacro del Tempio? Forse Gesù aveva voluto «purificare» il Tempio solo perché mosso da uno sdegno di tipo «morale»?

«Nessuno può fare i segni che fai tu – dice Nicodemo -, se Dio non è con lui» (v. 2). Ecco lo «schema» applicato alla realtà. Gesù, in sostanza, aveva potuto «purificare» il Tempio semplicemente perché la sua concezio­ne di Dio non contrastava con quella farisaica. La differenza stava nel fatto che Gesù aveva compiuto un’azione che anche un vero fariseo, virtualmen­te, avrebbe potuto anzi dovuto compiere. Nicodemo era dunque andato a trovarlo per convincerlo a diventare un seguace del proprio partito.

Gesù declina l’offerta e ribatte: «Se uno non nasce di nuovo, non può vedere il regno di Dio» (v. 3). Cioè a dire (con linguaggio moderno): per poter avere una teoria veramente rivoluzionaria occorre vivere una pras­si rivoluzionaria. Il popolo non sa che farsene delle «buone intenzioni» dei farisei, se ad esse non corrispondono azioni concrete e coerenti.

Nicodemo si giustifica dicendo: «Come può un uomo nascere quando è vecchio?» (v. 4). Cioè a dire: è giusto pretendere una maggiore coerenza da un partito che lotta per la liberazione antiromana, ma bisogna anche considerare le grandi delusioni sofferte nel passato. Maggiore coe­renza esisteva quando il movimento farisaico era giovane. Ora però si può sperare di sopravvivere solo cercando il compromesso. Ecco perché non si può appoggiare pubblicamente l’iniziativa eversiva.

Se le cose stanno così – obietta Gesù – il vostro partito non potrà far nulla per la liberazione d’Israele. «Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo spirito è spirito» (v. 6). Il destino dei farisei, per Gesù, era segnato: o si rinnovavano o perivano. Ma per potersi rinnovare essi avrebbero dovuto accettare una verità difficile: «Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va» (v. 8).

In altre parole: o i farisei ridimensionavano la loro pretesa di porsi come unico partito alternativo al potere dominante, oppure sarebbero stati emarginati da nuove forze sociali, più giovani e più coraggiose, soprattutto più coerenti con gli ideali di giustizia e liberazione nazionale. O comunque avrebbero rischiato di vivere un ruolo subalterno, all’ombra dei partiti più conservatori.

Nicodemo insomma avrebbe dovuto accettare, secondo Gesù, l’i­dea di una pluralità di forze sociali, tra loro paritetiche, provenienti da espe­rienze eterogenee, in grado di opporsi, in maniera più o meno efficace, con mezzi e strumenti diversi, al sistema dominante.

Nicodemo però resta scettico: «Come può accadere questo?» (v. 9), cioè com’è possibile che forze non istituzionalizzate possano lottare per la realizzazione del «regno di Dio»? Come potranno queste forze, una volta cacciati i romani e sconfitti i collaborazionisti, governare il Paese? Come può il popolo governare se stesso?

«Tu sei maestro in Israele e non sai queste cose?» – risponde Gesù (v. 10). Cioè, «se non sei capace d’insegnare al popolo ignorante come vi­vere senza padroni, come puoi pretendere che ti ascolti? Come potranno i farisei lottare per l’indipendenza nazionale se sin da adesso non sono capaci di democrazia»?

«Noi parliamo di quel che sappiamo e testimoniamo quel che ab­biamo veduto» (v. 11) – dice Gesù -, poiché il suo movimento vive tra le masse e non nel «palazzo» o non solo nelle «sinagoghe». «Ma voi non ac­cogliete la nostra testimonianza» (v. 11), «certamente non allo stesso modo dei partiti conservatori, che la rifiutano a priori. Se aveste appoggiato la cacciata dei mercanti del Tempio, ora saremmo per tutti degli interlocutori credibili, perché convincenti».

Dunque, il movimento gesuano, d’ora in avanti, da chi dovrà guar­darsi maggiormente: dal partito sadduceo, che non nasconde il suo odio, o da quello fariseo, che dice di essere disponibile al dialogo solo a parole?

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Autore: laicusblog

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