La predicazione di Gesù

Nel testo di Marco la predicazione del “vangelo” non avviene, da parte di Gesù, con dei discorsi, ma con dei fatti, e questi generalmente sono esorcismi e guarigioni miracolose.

La descrizione di quegli eventi straordinari ha un che di surreale, come spesso succede in questo protovangelo: p.es. Gesù dice di voler “predicare” in tutta la Galilea (1,38), ma, in realtà, non fa alcun discorso.

Marco lo presenta subito come un extraterrestre, una mezza divinità, un uomo dotato di poteri sovrumani, in grado di comandare gli spiriti immondi, di curare qualunque malattia, anche le più terribili come la lebbra e la tetraplegia. Guarisce tranquillamente di sabato, pur non avendo dei casi in pericolo di vita; lo fa in piena autonomia, senza appellarsi a Dio; anzi, perdona i peccati, cioè è in grado di giudicare dove sta il bene e il male, come se egli stesso fosse Dio, senza aver bisogno di confrontarsi con nessuno.

Marco presenta Gesù come un contestatore delle tradizioni ebraiche, dell’ideologia giudaica: “insegnava come uno che ha autorità e non come gli scribi” (1,22); “Comanda con autorità perfino gli spiriti immondi, ed essi gli ubbidiscono!” (1,27).

Guarisce il lebbroso dicendogli di mostrarsi al sacerdote e di portargli per la sua purificazione ciò che Mosè ha prescritto; e poi aggiunge: “Questo serva loro di testimonianza” (1,44). Perché questo livore? Marco non lo spiega. È partito in tromba, facendo capire subito che tra Gesù e gli scribi vi era un abisso d’incomprensione; eppure non c’è stato alcun dibattito: lui nelle sinagoghe insegna, ma che cosa non è dato sapere.

I racconti di miracoli ed esorcismi sembra siano stati messi a bella posta per celare il suo messaggio di liberazione. Peraltro ha qualcosa di abbastanza ridicolo che Gesù si servisse di guarigioni miracolose per annunciare un messaggio di liberazione. Di fronte ad esse chiunque avrebbe potuto pensare due cose: 1) è facile ottenere un vasto consenso popolare compiendo miracoli; 2) non è detto che chi compie miracoli meriti d’essere considerato un messia liberatore. Cosa c’entrano gli esorcismi e le guarigioni col vangelo di liberazione? C’è forse dell’antisemitismo in questo modo di esporre l’operato di Gesù? Infatti, se, al cospetto di prodigi del genere, tutti a favore di casi umani molto gravi, gli scribi continuano a pensare ch’egli “bestemmi” (2,7), allora Gesù faceva bene ad essere prevenuto contro di loro: essi non volevano ammettere l’evidenza, lo odiavano senza ragione. A questa conclusione un lettore può facilmente arrivare. Più avanti Gesù dirà che non ci può essere perdono per chi “bestemmia contro lo Spirito Santo” (3,29). Marco gli fa usare le parole “Spirito Santo” che agli ebrei erano del tutto sconosciute.

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Autore: laicusblog

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